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Asgardhr

Era la dimora degli Asi, divinità guerriere imparentate con Odino e i suoi fratelli. Ad Asgard sorgeva il palazzo degli Asi, che si chiamava Walaskialf, in esso c'è il trono Hlidskialf, sul quale siedeva Odino in compagnia di Frigg, sua sposa. Oltre al palazzo vi era anche il Valhalla: un’immensa sala dal soffitto composto di lance, le pareti di scudi e i sedili di corazze, circondata da giardini e praterie e abitata dagli einherjar, le anime dei guerrieri morti in battaglia. Al mattino i guerrieri uscivano nelle praterie e passavano la giornata combattendo fra loro, alla  sera coloro che rimanevamo uccisi resuscitavano e insieme agli altri, tornavano cavalcando al Valhalla , dove banchettavano tutta la notte cibandosi delle carni inesauribili di un grande cinghiale e bevendo birra che veniva loro servita dalle bionde Valchirie.

Per mancanza di tempo, non riesco a commentare da questo blog,  mi potete trovare su

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Hermes

Figlio di Zeus e Maia creò, fin dalla più tenera età qualche problemino. Ancora in fasce, infatti, rubò 50 giovenche della mandria di Apollo e le nascose così bene che nessuno riuscì più a ritrovarle. Durante il furto trovò una tartaruga che uccise e aprì per creare la prima lira. Strumento che lo salvò dalla punizione di Apollo per avergli rubato la mandria. Apollo infatti restò affascinato dalla lira e rinunciò a punirlo in cambio dello strumento. Zeus, divertito dall'abilità e dalla furbizia del piccolo decise di farlo divenire il suo araldo e ambasciatore personale, accompagnatore dei morti nell'Ade, oltreché protettore dei ladri. Suoi simboli sono la verga d'oro intrecciata con due serpenti, simbolo dell'astuzia e regalo di Apollo, e i sandali alati, simbolo della sua rapidità. E' il Dio delle invenzioni (inventò la lira, le lettere, le cifre, i riti religiosi, ecc.), del commercio, degli inganni, dei ladri, delle strade, dei pascoli e dei sogni. Ebbe diverse relazioni amorose tra cui una con Afrodite, da cui nacque Ermafrodito, e con Penelope da cui ebbe Pan.

Dionisio

Nato dalla tragica relazione adulterina tra Zeus e Semele, figlia del re di Tebe. Una volta scoperta la tresca tra i due amanti e che Semele avrebbe presto avuto un figlio da Zeus, Era, rosa dalla gelosia decise di vendicarsi: travestita da vecchia consigliò alla donna di chiedere a Zeus di rivelarle la sua vera identità. Quando Semele domandò all'amante chi fosse veramente, Zeus l'accontentò ma la donna venne uccisa dallo splendore del fuoco divino. Fuoco che contemporaneamente donò l'immortalità al figlio che stava aspettando e che Zeus, per salvarlo dalle ire della sua legittima consorte, nascose, non ancora nato, nella sua coscia. Una volta nato, Zeus l'affidò alla sorella di Semele ma Era, furente, fece impazzire i genitori adottivi del piccolo che venne quindi affidato a Ermes che lo portò, sano e salvo, sul monte Nisa, in Beozia. Una volta diventato adulto e resosi conto che nessuno credeva alle sue origini divine, lasciò la Grecia e vagabondò per l'Asia dove imparò ad affinare i suoi poteri. Rientrato in patria, riconosciuto quale figlio di Zeus, fece finalmente parte a pieno diritto dell'Olimpo. Dio del vino, rappresenta l'istinto umano in tutte le sue forme e in suo onore si celebravano delle feste che furono la base della splendida tragedia greca.

Tutankamon e il gran visir Eie

Il faraone Akhenaton ebbe dal matrimonio con Nefertiti sei figlie che pero' non gli consentivano di dare seguito alla sua dinastia in quanto era necessario avere un figlio maschio.Questo figlio maschio lo ebbe da una moglie minore di nome Kyia e a tale figlio fu dato il nome di Tutankaton.Quando Akhenaton morì, il suo unico figlio maschio che divenne faraone nel 1336 a.C. quando aveva solo 10 anni. Il popolo composto dalla vecchia nobilta' ed dal clero erano contrari alla politica monoteista del faraone ed approfittarono della sua giovane eta' per apportare alcuni cambiamenti tramite il potente gran visir Eie : uno dei tanti fu che Tutankaton dovette cambiare il proprio nome in Tutankamon.Il giovane faraone ripristino' l'antica religione politeista e riporto' la capitale a Tebe. Sposo' la bellissima Ankhsenama che pur rimanendo due volte incinta, non riuscì a dare al giovane sposo un erede. Queste sfortunate vicissitudini sminuirono sempre piu' il potere di Tutankamon a favore di quello del gran visir Eie. All'eta' di 20 anni Tutankamon morì in circostanze ancora misteriose e molti studiosi ipotizzano che Tutankamon sia stato assassinato da Eie perche' intenzionato a reinsediare il culto di Akhenaton, tesi poi avvalorata oggi dagli studi del celebre radiologo Harrison che e' riuscito tramite una radiografia del cranio del faraone a rivelare una profonda frattura nella parte inferiore, probabilmente procurata con un corpo contundente. La tomba di Tutankamon, vista la prematura ed improvvisa morte del faraone, fu realizzata in meno di settanta giorni, e rimase famosa per il tesoro, ma ancora di piu' per la maledizione che proteggeva quel tesoro.

Demetra

Demetra, figlia del titano Crono e di Rea, quindi sorella di Zeus ed Era, era la dea della fecondità della terra. Ebbe una figlia da Zeus, Persefone che fu rapita da Ade (Dio dell'oltretomba) e portata nell'oltretomba. Demetra era così disperata per il rapimento della figlia che trascurò la terra che divenne arida ed incolta. Persefone fu infine liberata per intervento di Zeus, ma Ade, prima di lasciarla andare, le fece mangiare i chicchi di una melagrana che l'avrebbero costretta a tornare da lui per quattro mesi l'anno. In primavera, quando Persefone era con lei, Demetra era così felice che faceva crescere fiori e frutti, ma quando Persefone tornava nell'oltretomba, in autunno, il dolore che Demetra provava faceva morire le piante ed apriva le porte all'inverno.

Ra

Ra aveva sulla testa una corona, vale a dire una forma stilizzata del cobra sacro. Si considerava che il Sole stesso fosse o il suo corpo o il suo occhio, si credeva che percorresse ogni giorno il cielo in una barca solare e oltrepassasse l’Oltretomba  ogni notte su un’altra barca solare, per riapparire ad est ogni mattino. Il suo principale luogo di culto era a Heliopolis, che in greco significa appunto Città del Sole. Ra era anche considerato un Dio dell’Oltretomba, strettamente connesso in quest’aspetto ad Osiride, e in questa funzione era rappresentato con una figura dalla testa di ariete. Col passare del Tempo questa Divinità divenne talmente importante che, i Faraoni iniziarono a chiamare se stessi “Figli di Re”; infatti si narrava che, dopo la morte il Sovrano salisse al Cielo, per raggiungere il seguito del Dio Sole. Ra fu spesso unito ad altre Divinità per accrescere il prestigio del secondo Dio: Ra-Atum o Amon Ra. Secondo la leggenda Ra diede alla luce due figli: Sciu (dio dell'aria) e Tefnet (dea dell'acqua). A loro volta essi generarono Gheb (dio della terra) e Nut (dea del cielo). A tutti gli dei veniva associato un animale la cui immagine era considerata l'immagine vivente del dio stesso. In ogni tempio vi era un apposito recinto dove alloggiava l'animale che incarnava la divinità e rappresentava in tal modo la sua discesa tra gli esseri umani.

Nessie (Il mostro di Lochness)

Quello del mostro di Lochness è forse uno dei misteri più conosciuti, relativi a leggendari mostri primitivi. Il lago di Lochness è uno dei tre laghi più grandi presenti nel Great Glen nel Nord della Scozia. La leggenda del mostro di Lochness ha origine con la testimonianza di alcuni abitanti che dichiararono di aver visto nuotare a pelo dell'acqua uno strano animale di cui avevano distinto solo il lungo collo ed il corpo ovale. In seguito a queste testimonianze vi furono diversi studiosi che si appassionarono al caso facendo una serie di prove tramite il sonar per rivelare la presenza del mostro lacustre, ma senza fortuna. Lo studio dell'area rocciosa intorno al lago svelò la presenza di una gigantesca caverna formatasi sotto il livello dell'acqua, dove fu ipotizzato vivesse Nessie (questo il nome che fu dato al mostro con il passare del tempo) .La spiegazione data alla presenza di questo mostro lacustre coinvolge alcune teorie evolutive che ipotizzano che Nessie altro non sia che una creatura di tipo preistorico. Sfortunatamente, il caso del mostro di Lochness attirò anche qualche "furbetto" che realizzò una delle foto più famose del mostro, utilizzando un modellino da lui costruito. A tutt'oggi continuano le testimonianze sugli avvistamenti della leggendaria creatura di cui non si può affermare con certezza né l'esistenza né l'assenza; tuttavia è bello continuare ad amare la leggenda che ha fatto del Lago di Lochness un posto molto suggestivo, ispirando storie e film.

Bastet (La Dea gatto)

La dea egizia dalla testa di gatto,Bastet era in senso stretto una divinità del culto solare fino all'arrivo dell'influenza greca sulla società egiziana, quando ella divenne una dea lunare, ciò dovuto al fatto che i Greci la identificassero con Artemide. A partire dalla II Dinastia, Bastet era originariamente raffigurata come un gatto selvatico del deserto oppure come una leonessa, e venne associata ad un felino domestico solo intorno al 1000 a.C. Bastet  era comunemente accoppiata a Sekhmet, la dea dalla testa di leone di Memphis,Wadjet e ad Hathor. Bastet era la "Figlia di Ra", una designazione che la collocava nello stesso rango di dee quali Maat e Tefnut. In più, Bastet era uno degli Occhi di Ra, titolo di un dio "vendicatore" mandato specificamente ad annientare i nemici dell'Egitto e dei Suoi dei. Il culto di Bastet era centrato a Bubastis dalla IV Dinastia. Nel tardo periodo Bubastis fu la capitale dell'Egitto per una dinastia, e pochi re annoverarono il suo nome nei loro titoli reali. Bubastis fu resa famosa da Erodoto nel IV secolo a.C., quando egli descrisse nei suoi annali una delle festività che avevano luogo in onore di Bastet. Scavi nelle rovine di Tell-Basta hanno fruttato molte scoperte, incluso un cimitero di gatti sacri mummificati. Poiché i Greci identificarono Bastet con Diana ed Artemide e Horus con Apollo, Bastet fu annoverata nel mito di Osiride ed Iside come loro figlia (questa associazione, comunque, non fu mai fatta prima dell'arrivo dell'ellenismo in Egitto. Bastet  è detta madre del dio dalla testa di leone Mihos, che era anch'egli venerato a Bubastis, insieme a Thoth). Bastet  è raffigurata più comunemente come una donna con la testa di un gatto o leone, oppure propriamente come gatto.

Orfeo e Euridice

 

Figlio di Eagro, re della Tracia, e della musa Calliope, Il Dio Apollo gli donò la lira e le muse gli insegnarono ad usarla. Orfeo è  noto per la grande impresa che lo fece scendere nell'Ade, per cercare di riportare in vita la sua sposa, Euridice. Egli infatti, amò in tutta la sua vita una sola donna: Euridice, filia di Nereo e di Doride. Il destino però non aveva previsto per loro un amore duraturo. Infatti un giorno la bellezza di Euridice fece ardere il cuore di Aristeo che si innamorò di lei e cercò di sedurla. La fanciulla per sfuggire alle sue insistenze si mise a correre ma ebbe la sfortuna di calpestare un serpente nascosto nell'erba che la morsicò, provocandole la morte istantanea. Orfeo, impazzito dal dolore e non riuscendo a concepire la propria vita senza la sua sposa decise di scendere nell'Ade  per cercare di strapparla dal regno dei morti. Convinse Caronte a traghettarlo sull'altra riva dello Stige e circondato da anime dannate che tentavano in tutti i modi di ghermirlo, giunse alla  presenza di Ade e Persefone. Una volta giunto al loro cospetto, Orfeo iniziò a cantare la sua disperazione e solitudine e nel suo canto mise tanta abilità e tutto il suo dolore che gli stessi signori degli inferi si commossero; le Erinni piansero; la ruota di Issione si fermò ed i perfidi avvoltoi che divoravano il fegato di Tizio non ebbero il coraggio di continuare nel loro macabro compito. Fu concesso ad Orfeo di ricondurre  Euridice nel regno dei vivi a condizione che durante il viaggio verso la terra non si voltasse a guardarla in viso fino a quando non fossero giunti alla luce del sole. Orfeo, presa così per mano la sua sposa iniziò il suo cammino verso la luce ma durante il viaggio, un sospetto cominciò a farsi strada nella sua mente pensando di condurre per mano un'ombra e non Euridice. Dimenticando così la  promessa fatta  si voltò a guardarla ma nello stesso istante in cui i suoi occhi si posarono sul suo volto Euridice svanì ed Orfeo assistette impotente alla sua morte per la seconda volta.

Poseidone

Dio del mare, ma in origine anche dei terremoti, figlio del titano Crono e di Rea, e fratello di Zeus e di Ade. Poseidone era lo sposo di Anfitrite, una delle nereidi, dalla quale aveva avuto un figlio, Tritone. Poseidone, tuttavia, ebbe numerose altre storie d'amore, specialmente con ninfe di sorgenti, con le quali generò numerosi figli famosi per la loro barbarie e crudeltà, tra cui il gigante Orione e il ciclope Polifemo; con la gorgone Medusa concepì Pegaso, il celebre cavallo alato. Poseidone ha un ruolo di spicco in molti miti e leggende greci: lottò senza successo contro Atena, dea della saggezza, per il controllo di Atene; quando, assieme ad Apollo, dio del Sole, si vide privato del compenso pattuito per avere aiutato Laomedonte, re di Troia, a costruire le mura della città, si vendicò furiosamente mandando un terribile mostro marino a devastare la regione, e durante la guerra di Troia si schierò con i greci. In arte Poseidone compare come un personaggio maestoso, con la barba, che impugna un tridente, ed è spesso accompagnato da un delfino. Ogni due anni, a Corinto, si tenevano in suo onore i giochi istmici, corse di cavalli e carri.

Prometeo e Zeus

In origine era solamente un Titano intelligente che riuscì ad ingannare Zeus, ma successivamente fu trasformato nel creatore e salvatore del genere umano mentre Zeus appare come un crudele tiranno. Quando i Titani sfidarono Zeus e vennero da lui imprigionati nel Tartaro, Prometeo che aveva il dono di vedere il futuro, suggerì loro di usare l'astuzia ma i Titani ignorarono il suo consiglio e allora passò dalla parte di Zeus. Dopo la battaglia Prometeo si trovò a scontrarsi con Zeus sul problema del genere umano. Per Esiodo fu Prometeo a creare l'uomo con la creta trovata a Panopea, modellando le figure in cui Atena poi soffiava la vita. Essendo Zeus irato col genere umano aveva deciso di distruggerlo e sostituirlo con delle creature migliori e cominciò a togliere loro il fuoco e ad affamarli chiedendo loro le parti migliori di cibo nei sacrifici. Nella disputa sorta per stabilire quali parti di toro sacrificare agli dèi e quali tenere per sé, Prometeo fu chiamato a fare da arbitro, per cui smembrò un toro e ricucì la pelle formando due sacche che riempì con le varie parti dell'animale. Una sacca conteneva la carne ben nascosta sotto lo stomaco e l'altra conteneva invece le ossa nascoste sotto un grosso strato di grasso e presentate le sacche a Zeus gli chiese di scegliere quale volesse e il dio tratto in inganno scelse la sacca col grasso e le ossa che da quel giorno divennero le parti da sacrificare agli dei. Zeus irato per l'inganno privò gli uomini del fuoco ma Prometeo andò di nascosto sull'Olimpo e rubò una brace che nascose nel cavo di un fusto di finocchio e che donò agli uomini Sempre incurante dei castighi di Zeus, Prometeo insegnò agli uomini molte arti, fra le quali la metallurgia e tolse agli uomini il potere di vedere il futuro pensando che tale potere avrebbe spezzato il cuore degli uomini. Zeus durante la notte vide la terra coperta da tantissime luci e arrabbiato più che mai mandò i suoi servi Bia e Crato assieme a Efesto a catturare Prometeo e a incatenarlo sul monte Caucaso, dove ogni giorno un avvoltoio gli mangiava il fegato, ma considerando che Prometeo era un Titano e perciò immortale, la notte il fegato gli rinasceva per essere rimangiato il giorno successivo. Prometeo anche se incatenato e costretto a subire l'orribile supplizio, scherniva Zeus perché era conoscenza di un terribile segreto sulla sorte del dio supremo. Dopo tanto tempo ottenne la liberta in cambio del segreto che impedì al dio di sposare Teti, perché gli avrebbe dato un figlio che sarebbe diventato più potente del padre e l'avrebbe spodestato proprio come fece Zeus col padre Crono.

Icaro e Dedalo

Icaro, era figlio di Dedalo e Naucrate, una delle schiave di Minosse. Il padre Dedalo era un ottimo fabbro, infatti Atena stessa l'aveva iniziato a quell'arte. Uno dei suoi apprendisti, era suo nipote Talo, figlio di Policasta, sorella di Dedalo. Già a sedici anni Talo aveva superato suo zio in abilità, difatti aveva inventato diversi attrezzi tra cui la sega. Essendo geloso perchè tutta la fama andava a Talo, decise di ucciderlo spingendolo dal tetto del tempio di Atena. Oltre ad essere invidioso Dedalo, sospettava che suo nipote avesse avuto dei rapporti incestuosi con Policasta. Dopo averlo spinto, Dedalo scese dal tempio e chiuse il corpo di Talo in una sacca, per seppellirlo in un luogo deserto. Interrogato dai passanti rispondeva che nel sacco c'era un serpente, ma camminando apparvero delle macchie di sangue sulla sacca e il delitto fu scoperto. L'anima di Talo volò sotto forma di pernice, mentre il suo corpo fu sepoltp là dove era caduto. Policasta, quando seppe la notizia si impiccò. L'Areopago condannò Dedalo all'esilio per omicidio; invece, egli fuggì. Dedalo si rifugiò in uno dei demi attici, i cui abitanti presero da lui il nome di Dedalidi; poi si fu accolto a Cnosso, in Creta, dal re Minosse che fu ben lieto di accogliere un artefice molto dotato. Egli visse per molto tempo a Cnosso, fino a quando re Minosse seppe che egli aveva aiutato Pasifae ad accoppiarsi con il toro bianco di Posidone, così rinchiuse Dedalo ed Icaro, avuto da Naucrate, nel Labirinto. Ma Pasifae li liberò entrambi. Fuggire da Creta non fu un'impresa molto facile, poichè Minosse faceva sorvegliare tutte le navi e offrì inoltre una ricca ricompensa a chi avesse catturato Dedalo. Con l'astuzia, Dedalo, costruì un paio di ali per se stesso ed un altro per Icaro. Dopo aver saldato le ali alle spalle di Icaro, con della cera, con le lacrime agli occhi, Dedalo gli raccomandò di stare attento e di non volare troppo in alto perchè il sole avrebbe potuto sciogliere la cera ne troppo in basso perchè le ali si sarebbero inumidite con i vapori del mare. Icaro disobbedì agli ordini del padre e cominciò a volare verso il sole, inebriato dalla velocità che le grandi ali imprimevano al suo corpo. Ad un tratto Dedalo, guardandosi alle spalle, non vide più suo figlio, ma soltanto delle piume sparse che galleggiavano sulle onde sotto di lui. Infatti il calore del sole aveva sciolto la cera e Icaro era precipitato in mare, annegandovi. Dedalo volò a lungo in quel luogo, finchè il cadavere di Icaro riemerse. Lo portò allora in un'isola vicina, chiamata ora Icaria, dove lo seppellì. Una pernice appollaiata su una quercia lo osservò scavare la fossa squittendo di gioia: era l'anima di Talo, finalmente vendicata.

Aracne

Aracne, figlia del tintore Idmone, era una fanciulla che viveva nella città di Ipepe, nella Lidia. Era molto conosciuta per la sua abilità di tessitrice perchè le sue creazioni erano di estrema bellezza e perchè aveva una grazia ed una delicatezza uniche nell'eseguire le sue tele. Era molto orgogliosa della sua bravura tanto che un giorno ebbe l'imprudenza di affermare che neanche l'abile Atena, anche lei famosa per la sua abilità di tessitrice, sarebbe stata in grado di competere con lei e, presa dalla superbia, ebbe l'audacia di sfidare la stessa dea in una pubblica gara. Atena, non appena apprese la notizia, fu sopraffatta dall'ira e si presentò ad Aracne sotto le spoglie di una vecchia suggerendo alla stessa di ritirare la sfida e di accontentarsi di essere la migliore tessitrice tra i mortali. Per tutta risposta Aracne disse che se Atena non accettava la sfida era perchè non aveva il coraggio di competere con lei. A quel punto Atena si rivelò in tutta la sua grandezza e dichiarò aperta la sfida. Una di fronte all'altra Atena ed Aracne iniziarono a tessere le loro tele e via via che le matasse di lana si dipanavano apparivano le scene che le stesse avevano deciso di rappresentare: nella tela di Atena erano rappresentate le grandi imprese compiute dalla dea ed i poteri divini che le erano propri; Aracne invece, raffigurava gli amori di alcuni dei, le loro colpe ed i loro inganni. Quando il lavoro fu completato, la stessa Atena dovette ammettere che la tela di Aracne aveva una bellezza che mai si era vista: i personaggi sembrava balzassero fuori dalla tela per compiere le imprese rappresentate. Atena, non tollerando l'evidente sconfitta con rabbia afferrò la tela della rivale e la stracciò in mille pezzi. Aracne, sconvolta dalla reazione della dea, scappò via e tentò di suicidarsi cercando di impiccarsi ad un albero. Ma Atena, pensando che quello fosse un castigo troppo blando, decise di condannare Aracne a tessere per il resto dei suoi giorni e a dondolare dallo stesso albero dal quale voleva uccidersi ma non avrebbe più filato con le mani ma con la bocca perchè fu trasformata in un gigantesco ragno.

Frigg (La signora degli dei)

La signora degli dei, come la chiamavano i poeti, avrebbe vegliato sulle giovani coppie, infondendo loro l'esaltante energia vitale, i preziosi umori portatori dei germi di nuove vite. E, confidando in un suo benevolo intervento, le spose il cui grembo era rimasto sterile oppure quelle che non avevano ancora goduto i frutti dell'amore, si rivolgevano a Frigg, madre ed amante primigenia. La dea, che ben conosceva le pene e gli affanni che si provano per i figli, assisteva le partorienti, alleviando i dolorosi spasimi della gestazione. Celeste sposa di Odino, Frigg poteva fregiarsi del titolo di signora del cielo, appellativo degno della compagna del più importante degli Asi. Oltre a condividere con Odino il prestigioso seggio Hlindskialf, la dea aveva a sua disposizione una splendida dimora a Fensalir, sala della palude, una delle regioni di Asgardh. La sposa di Odino aveva ai suoi ordini due ancelle, Fulla e Hlin. La prima custodiva, gelosamente riposte in una solida cassettina di frassino, le fatate calzature della dea, lustrandole in continuazione e badando che fossero sempre lucide e splendenti come la luce del sole. La seconda ancella, anch'ella dotata delle magiche virtù di una divinità, era l'ambasciatrice dei desideri della dea sulla terra e soccorreva i guerrieri protetti da Frigg. Avvolta nel suo manto di penne di falco, la signora degli dei poteva sfrecciare nel cielo azzurro, lasciandosi dietro nient'altro che il fruscio impercettibile di migliaia di minuscole penne. E sebbene quel portentoso indumento avesse un valore inestimabile, la dea, dando prova della sua magnanimità, lo aveva prestato più di una volta a Loki, facendogli provare i soavi piaceri della leggerezza del volo. Dei resto fu proprio grazie al mantello fatato che gli Asi poterono affrontare i giganti, eterni nemici degli dei, andandoli a sfidare nei loro territori e recuperando tesori che si credevano irrimediabilmente perduti. Eppure, non rinunciando alla sua innata sfacciataggine, il maligno Loki, una volta, proprio nella sala dove era riunito il sacro concilio degli Asi, aveva osato chiamarla ninfomane, instancabile inseguitrice di perversi appetiti sessuali. E, continuando ad infangare a dismisura l'onore del padre degli dei, l'aveva accusata della più turpe forma di adulterio, affermando di averla vista mentre accoglieva nella sua alcova peccaminosa i due fratelli di Odino, Vili e Vé, consumando con loro quello che per il diritto nordico era un ignobile incesto. Ma tutti conoscevano il trepido affetto che la legava a Balder, sfortunata vittima degli oscuri disegni del destino. Quando aveva appreso dei tristi sogni, presagi di future sciagure, che angosciavano il figlio, Frigg non aveva avuto più pace e con indomita volontà aveva percorso l'universo intero, tentando di sottrarlo alla morte. Anche quella volta fu ingannata dal perfido Loki al quale, fiduciosa ed ingenua, aveva confidato il segreto dell'invulnerabilità di Balder. E a lungo pianse la signora divina, prigioniera dei rimorso, quando seppe che proprio la sua leggerezza aveva consentito a Loki di ordire la sua trama mortale. Frigg era dilaniata dal dubbio atroce di essere stata complice dell'assassino del figlio: i suoi lamenti, strazianti ed interrotti soltanto dai singhiozzi, giungevano da Fensalir fino ai confini estremi di Asgardh, testimoniando il suo incolmabile dolore.  

Hel

Non appartenente a nessuna categoria razziale, Hel, figlia di Loki è la dea dell’Oltretomba, scagliata a Muspell da Odino. Ha costruito la sua fortezza intorno al fiume dei morti dove vagano le anime degli assassini e degli spergiuri e ha due cameriere: Brutta e Sciocca. Ella pranza con dei coltelli che si chiamano Fame e dei piatti che si chiamano Carestia. Inoltre dorme in un letto ribattezzato Disgrazia Abbagliante. Hel ha testa e torso di una ragazza e arti di uno scheletro a mala pena coperti dalle sue vesti. Appena giunta nel suo nuovo regno (da lei ribattezzato Helheim) plasmò con dell’argilla i suoi servitori: il malvagio cane Garm (probabilmente trasposizione mitologica di Cerbero) e il serpente alato Nidhogg (colui che succhia i cadaveri), che, alle radici di Yggdrasill, il frassino del mondo, infligge punizioni eterne agli uomini malvagi e protegge Urd, la Fonte della Conoscenza, da chiunque voglia abbeverarsi. L’unico che ci riuscì fu Odino, ma pagò il suo sorso con un occhio. Il più grande amico di Hel è sicuramente Surt, il più grande dei giganti del fuoco, che risiede nel Muspell, il piano astrale più in basso, sotto Helheim. Secondo versione risalenti all’anno 1100 d.C., Surt è inoltre suo marito e dall’amore dei due mostri nacquero tutti i vizi e i difetti degli uomini (in particolare Arroganza e Stupidità). Quando ci sarà Ragnarok, Hel spalancherà le porte del suo regno al canto del suo gallo del colore della ruggine, e manderà alla battaglia tutte le anime che vi sono presenti: in particolare, il cane Garm attaccherà il dio Tyr, e i due si distruggeranno a vicenda. Al contrario, Nidhogg è uno dei pochi sopravvissuti a Ragnarok, e anche dopo la battaglia finale, egli continuerà a straziare le anime dei malvagi alle radici di Yggdrasill. Hel fu un mito molto integrato nella religione nordica dopo la sua introduzione da parte di Snorri, e anche dopo il definitivo tramonto della mitologia scandinava si possono trovarne tracce nella cristianità: in particolare nei mostri che controllano l’inferno. Altro particolare interessante è una discendenza nell’inglese: la parola hell (inferno) ne è prova lampante.

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Tyr

Si tratta del Dio della Guerra, un’aggiunta tardiva al pantheon nordico, con caratteri che prima appartenevano a personaggi come Odino o Thor. Di Tyr si venerava la capacità tattica e la strategia militare che aiutava tutti gli dei nelle loro battaglie. Tyr rappresenta quindi il dio battagliero delle caste più ricche della popolazione che dovevano organizzare la battaglia e organizzare tattiche militari. Tyr è figlio del gigante del gelo Hymir (nonostante in altre storie e rune appaia come figlio di Odino stesso), col quale Thor si confronta più volte, cercando ogni volta di impressionare Hymir catturando Jormungard, senza riuscirci. Tyr era venerato dai generali, dai jarl e dagli hersir che dovevano scendere in battaglia e comandare l’esercito e portarlo alla vittoria. Di Tyr si conosce inoltre un’altra caratteristica: lo spirito di sacrificio. Infatti quando gli dei proposero a Fenrir figlio di Loki di provare la propria forza provando a divincolarsi da una catena, Fenrir si insospettì e disse che voleva un pegno: un dio avrebbe messo una mano nella sua bocca, così se fosse stato un inganno, il dio ci avrebbe perso una mano. Tyr fu colui che si offrì per questo grandissimo e importantissimo sacrificio: la catena era stata forgiata dai nani, ed era indistruttibile. Fenrir fu incatenato, ma Tyr perse la mano. Questo spirito di sacrificio era ritenuto molto importante dai nordici e Tyr era quindi il dio venerato da coloro che dovevano compiere molti sacrifici per la patria e per la famiglia. Quando ci sarà Ragnarok, Tyr scenderà in campo con tutti gli altri dei, ma perirà ucciso da Garm, il cane mostro a guardia di Helheim, il Regno dei Morti.

Heimdall

Heimdall, detto il Bianco, è la sentinella degli dei (dallo svedese arcaico eimda che significa avamposto, sentinella), che ha casa a Bifrost, il ponte che collega Asgard con il Midgard: egli controlla che nessuno varchi il ponte di ghiaccio. È il simbolo della vigilanza, il dio delle veglie e rappresenta la resistenza agli stimoli di fame, sonno e freddo che ogni guerriero deve combattere. Egli possiede inoltre il corno Gjall, che suonerà quando alla fine dei tempi vedrà i giganti avvicinarsi ad Asgard. Heimdall è considerato il progenitore delle stirpi degli uomini, delle classi sociali. Narra infatti una storia che un giorno scese nel Midgard con il nome di Rig (che significa "re"), e da una bisnonna generò un bambino deforme ma forte (allegoria degli schiavi). Da una nonna generò un ragazzo sveglio e astuto (i liberi artigiani) e da una moglie bella e giovane generò un ragazzo di nome Karl, che all’età di nove anni fu visitato da Heimdall che gli rivelò di essere suo padre. Il dio insegnò a Karl tutto quello che sapeva e il ragazzo divenne forte e si creò un regno, nel quale era conosciuto come Jarlar (dallo svedese jarl, capo). Il figlio di Karl, Hersir divenne il simbolo della forza e della nobiltà nel mondo degli uomini. Questa sua progenie è da ricollegarsi al suo epiteto "bianco", che vuole indicare la purezza dei nobili soldati. Heimdall era il dio a cui si rivolgevano le sentinelle, gli arcieri e le spie e rappresenta l’astuzia, la rapidità e la vigilanza. Quando, a Ragnarok, vedrà la nave degli artigli Nagflar avvicinarsi, gremita di giganti, suonerà il suo corno Gjall e tutto gli dei scenderanno in battaglia. Egli combatterà quindi con il dio Loki, uccidendolo ma rimanendone a sua volta ucciso.

Skadi

Figlia del gigante Thiazi, che invano voleva possedere le mele d’oro della dea Idun e che fu punito da Thor con la morte, Skadi viveva sui monti ed era gigantessa sola fino a quando Thor non si pentì di ciò che aveva fatto a Thiazi e gli dèi decisero di accoglierla nel Valhalla, ed ella divenne dea del ghiaccio, della caccia e dello sci. Divenne quindi una dea, e in lei vennero a fondersi i caratteri degli dei e dei giganti. Snorri attraverso Skadi approfondisce il rapporto tra gli dei e i giganti, mostrandone aspetti positivi presenti nel carattere della dea di cui invece i giganti sono privi. I cacciatori di lupi si rivolgevano a lei quando dovevano cacciare nel freddo invernale del nord. Skadi decise quindi di restare con gli dei, ma a due condizione: di poter sposare un dio e che loro la facessero ridere (Skadi era finora conosciuta come seria e triste: farla ridere era un impresa nella quali molti mortali si erano cimentati), Odino accettò, ma con una riserva: avrebbe dovuto scegliere il suo sposo solamente guardandone i piedi. Skadi, confusa, accettò. Così tutti gli dei si avvolsero in tuniche che lasciassero scoperte solo i piedi e poi toccò a Skadi scegliere, vide due piedi bianchi e lisci, e subito pensò che fossero del dio Baldr, il più buono e bel dio del Valhalla, e quindi scelse quelli. Sfortunatamente per lei, i piedi bianchi e lisci appartenevano a Njord, il dio del mare (che aveva i piedi bianchi a causa della vita da marinaio). Divenne quindi sua sposa, ma gli dei dovevano soddisfare l’altra sua richiesta: farla ridere. A questo ci pensò Loki che la fece ridere di gusto mentre tentava di divincolarsi dalla stretta di un testardo caprone. Questa storia vuole condannare in Skadi, ma in tutti gli uomini, lo "scegliere superficialmente", che l’aveva tradita nella scelta del marito. Infatti non visse mai da Njord, ma essi si incontravano solamente in occasione di feste e banchetti, e non dormivano mai insieme. Il loro mito è una condanna ai matrimoni programmati dai genitori e fittizi solamente a chi li ha programmati. A Ragnarok Skadi combatterà e verrà uccisa da Surt, il gigante del fuoco Signore Del Muspell.